Aero Club Napoli is 100. L’Aero Club di Napoli compie cento anni.

L'idrovolante di Viincenzo Bianchi

L’idrovolante di Viincenzo Bianchi

Dal volo dei fratelli Wright del 1903 erano trascorsi solo 7 anni quando un gruppo di “Benestanti, Aristocratici, Militari e Scienziati” si riunirono per iniziare a Napoli una nuova disciplina: l’aviazione. Napoli, grande capitale del regno, fu immediatamente affascinata dal volo. Numerosi erano gli eventi con ascensione di palloni aerostatici, prove di volo che attiravano la cittadinanza sull’allora Campo di Marte, la grande pianura usata per le esercitazioni militari e come galoppatoio.

La stampa seguiva con grande interesse: Matilde Serao appoggiò la sottoscrizione “Date ali all’Italia” del 1912. Il 29 giugno 2013, cento anni dopo, l’Aero Club di Napoli ha festeggiato l’anniversario con  un rinfresco “aeronautico” nell’hangar dell’Aeroclub sulla pista di Capodichino. Il presidente Oliviero, professore di Meccanica del Volo, ha brindato al glorioso passato e a un radioso futuro, tutto da costruire visto che l’aviazione leggera soffre da diversi anni di una crisi. I problemi principali – secondo Oliviero – riguardano il costo del carburante, caricato di troppe tasse e che rendono molto oneroso avvicinarsi alla pratica del volo. L’Aero Club di Napoli poi ha la particolarità di essere ubicato sulla pista di Capodichino, che come aeroporto interanzionale  è molto trafficato.  Se da un lato questo può essere un problema per un volo “libero” dall’altro, per chi vuole imparare a volare al fine di diventare pilota di linea, è l’opportunità per essere subito immerso in un contesto “reale” dove destreggiarsi seguendo le regole di autorizzazione dei vari enti di controllo del traffico.

La foto dei fratelli Wright in volo su Agnano.

In volo con Matacena
di Laura Leonelli

Le aveva chiesto tutto e lei aveva accettato. Gennaro Matacena e la fotografia, una storia di passione che all’inizio del ‘900 accompagna la vita di un uomo eccentrico e geniale, cultore di alta cucina, amante dello sport e insofferente ai limiti. Una storia da Napoli a Nizza, che la mostra «Gennaro Matacena. 1900-1930, tra tradizione e avanguardia», a cura di Walter Guadagnini e Bruno Matacena, aperta fino al 4 novembre nel Castello di Postignano, in Umbria, ripropone in tutta la sua freschezza. Due date per orientarsi in un archivio di 1.300 lastre: il 1899, anno in cui Gennaro, figlio di una ricca famiglia partenopea sposa Filomena Salsi, stesso patrimonio, ma di origini romagnole, e il 1901, quando Matacena, già diplomato in chimica in Svizzera, già tre lingue parlate con scioltezza, francese, tedesco, inglese, compra la sua prima macchina fotografica. Con perizia tecnica e adesione alla modernità, Matacena inizia a esplorare in stereoscopia i suoi due mondi, quello chiuso degli affetti familiari – sei figli – e quello aperto delle conquiste del nuovo secolo. E se la famiglia costringe, i fratelli Wright, fotografati in volo ad Agnano nel 1909, portano verso orizzonti più ampi. E così la mongolfiera che parte da piazza del Municipio a Napoli, il dirigibile, e sempre a Napoli le acrobazie aeree di Adolphe Pégoud, l’uomo che ha inventato il looping, il giro della morte, e che per primo si è lanciato con un paracadute. Accanto, come a voler ritrovare le origini di questa frenesia futurista, sfilano correndo gli allievi della Nunziatella e al galoppo il battaglione degli ufficiali. Ma quando nel 1928, lungo via Caracciolo marciarono i gerarchi fascisti, qualcosa nell’equilibrio “stereoscopico” di Matacena si rompe. È il confino. È il tramonto di un magnifico dilettante.

da: http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com/art/approfondimenti/2012-09-12/volo-matacena-073837.php

L'idrovolante di Viincenzo Bianchi

L’idrovolante di Viincenzo Bianchi

Dal volo dei fratelli Wright del 1903 erano trascorsi solo 7 anni quando un gruppo di “Benestanti, Aristocratici, Militari e Scienziati” si riunirono per iniziare a Napoli una nuova disciplina: l’aviazione. Napoli, grande capitale del regno, fu immediatamente affascinata dal volo. Numerosi erano gli eventi con ascensione di palloni aerostatici, prove di volo che attiravano la cittadinanza sull’allora Campo di Marte, la grande pianura usata per le esercitazioni militari e come galoppatoio.

La stampa seguiva con grande interesse: Matilde Serao appoggiò la sottoscrizione “Date ali all’Italia” del 1912. Il 29 giugno 2013, cento anni dopo, l’Aero Club di Napoli ha festeggiato l’anniversario con  un rinfresco “aeronautico” nell’hangar dell’Aeroclub sulla pista di Capodichino. Il presidente Oliviero, professore di Meccanica del Volo, ha brindato al glorioso passato e a un radioso futuro, tutto da costruire visto che l’aviazione leggera soffre da diversi anni di una crisi. I problemi principali – secondo Oliviero – riguardano il costo del carburante, caricato di troppe tasse e che rendono molto oneroso avvicinarsi alla pratica del volo. L’Aero Club di Napoli poi ha la particolarità di essere ubicato sulla pista di Capodichino, che come aeroporto interanzionale  è molto trafficato.  Se da un lato questo può essere un problema per un volo “libero” dall’altro, per chi vuole imparare a volare al fine di diventare pilota di linea, è l’opportunità per essere subito immerso in un contesto “reale” dove destreggiarsi seguendo le regole di autorizzazione dei vari enti di controllo del traffico.

La foto dei fratelli Wright in volo su Agnano.

In volo con Matacena
di Laura Leonelli

Le aveva chiesto tutto e lei aveva accettato. Gennaro Matacena e la fotografia, una storia di passione che all’inizio del ‘900 accompagna la vita di un uomo eccentrico e geniale, cultore di alta cucina, amante dello sport e insofferente ai limiti. Una storia da Napoli a Nizza, che la mostra «Gennaro Matacena. 1900-1930, tra tradizione e avanguardia», a cura di Walter Guadagnini e Bruno Matacena, aperta fino al 4 novembre nel Castello di Postignano, in Umbria, ripropone in tutta la sua freschezza. Due date per orientarsi in un archivio di 1.300 lastre: il 1899, anno in cui Gennaro, figlio di una ricca famiglia partenopea sposa Filomena Salsi, stesso patrimonio, ma di origini romagnole, e il 1901, quando Matacena, già diplomato in chimica in Svizzera, già tre lingue parlate con scioltezza, francese, tedesco, inglese, compra la sua prima macchina fotografica. Con perizia tecnica e adesione alla modernità, Matacena inizia a esplorare in stereoscopia i suoi due mondi, quello chiuso degli affetti familiari – sei figli – e quello aperto delle conquiste del nuovo secolo. E se la famiglia costringe, i fratelli Wright, fotografati in volo ad Agnano nel 1909, portano verso orizzonti più ampi. E così la mongolfiera che parte da piazza del Municipio a Napoli, il dirigibile, e sempre a Napoli le acrobazie aeree di Adolphe Pégoud, l’uomo che ha inventato il looping, il giro della morte, e che per primo si è lanciato con un paracadute. Accanto, come a voler ritrovare le origini di questa frenesia futurista, sfilano correndo gli allievi della Nunziatella e al galoppo il battaglione degli ufficiali. Ma quando nel 1928, lungo via Caracciolo marciarono i gerarchi fascisti, qualcosa nell’equilibrio “stereoscopico” di Matacena si rompe. È il confino. È il tramonto di un magnifico dilettante.

da: http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com/art/approfondimenti/2012-09-12/volo-matacena-073837.php